Valdicastello Carducci
In frazione Valdicastello si trova la casa natale di Giosuè Carducci. Monumento nazionale dal 1907, la casa museo permette di visitare quattro stanze del fabbricato arredate con mobili appartenuti al Carducci, che qui nacque nel 1835. Il padre del poeta, Michele Carducci, era medico chirurgo assunto da un ditta del posto. Dopo il fallimento di questa nel 1836, i Carducci lasciarono il borgo.
Il poeta tornò al paese natale nel 1890.
Casa Natale Carducci
Visite guidate su appuntamento
Via Comunale Valdicastello, località Valdicastello Carducci, 55045 Pietrasanta
Tel: 0584 795500 presso biblioteca comunale, fax: 0584 795588
Orario invernale: martedì ore 9.00-12.00, sabato e domenica ore 15.00-18.00.
Orario estivo: dal martedì alla domenica ore 17.00-20.00.
Giosuè Carducci
Nacque in Versilia, a Valdicastello, frazione di Pietrasanta (Lucca), il 27 luglio del 1835 da Michele, che esercitava la professione di medico, e Ildegonda Celli, figlia di un orafo fiorentino.
Trascorse nella cittadina lucchese soli i primissimi anni della sua infanzia, finche nel 1838 fu costretto a seguire il padre prima a Castagneto poi a Laiatico.
Giosue’, laureatosi alla Scuola Normale di Pisa, fu chiamato a venticinque anni a tenere la cattedra di letteratura italiana nell’Universita’ di Bologna, ove rimase per tutta la vita. La personalita’ del Carducci – poeta, prosatore, storico della letteratura – è tra le più vigorose della storia letteraria italiana. Il Carducci si impone per la compattezza della ricerca storica e filologica, per il sentimento innovatore della classicità, per l’ampio e articolato mondo della sua lirica. La sua formazione intellettuale, in un primo momento, si basa sullo studio dei classici greci e latini: i versi di ”Juvenilia” (1850-60) sono improntati a un intransigente classicismo, ma la successiva raccolta “Levia Gravia” attesta una maggiore consapevolezza artistica e un progressivo abbandono dell’imitazione dei classici. Quando si dedica allo studio della moderna letteratura italiana esalta Alfieri e Foscolo, lasciandosi altresì influenzare dal francese Victor Hugo e dal tedesco Heinrich Heine, scrittori che univano letteratura e politica progressista. La sua raccolta di poesie più importanti, culminata con la violenta reazione del poeta alle delusioni politiche degli anni 1867-72, è “Giambi ed epòdi” (1867-79). Muore a Bologna nel 1907, dopo aver ricevuto il Nobel per la letteratura nel 1906. Giace nella Certosa di Bologna.