Il campanile di Michelangelo

Il campanile del Duomo di San Martino che domina la piazza del centro storico di Pietrasanta, sarebbe stato ideato dal grandissimo scultore Michelangelo Buonarotti. La scoperta, e la paternità del campanile in laterizio rosso, rimasto privo del rivestimento marmoreo risalente alla fine del XV – inizio XVI secolo, è da attribuire ad una tesi di laurea di Enrico Venturini, studente di architettura all’Università di Firenze che si è laureato ieri con tanto di lode al 110. I lavori di questo bellissimo campanile, alto 36 metri, con singolare scala elicoidale interna, sono sempre stati collegati allo scultore Donato Benti, ma il recente studio, che ha richiesto oltre un anno di vita dentro il campanile, tra misurazioni, verifiche e ricerche, darebbe oggi solide basi a questa straordinaria paternità. Un’indagine di grande fascino, destinata a suscitare un’attenzione internazionale tra gli appassionati cultori del Rinascimento italiano. Un’opera architettonica che sarebbe confermata anche dalla presenza dello stesso Michelangelo che a Pietrasanta visse, dal 1516 al 1520 circa, in concomitanza dell’apertura delle locali cave in concorrenza con il millenario bacino marmifero di Carrara, al quale lo stesso Michelangelo si era peraltro esclusivamente rivolto in precedenza, fino a questi fatidici anni del pontificato di Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico. “Una serie di puntuali rispondenze con il genio creativo di Michelangelo – ha commentato l’assessore alla cultura del Comune di Pietrasanta, Daniele Spina – che apre scenari di notevole interesse. Sono certo che la diffusione di questa notizia produrrà un gran dibattito con nuovi apporti scientifici e storici, al quale vogliamo contribuire anche noi, organizzando una serie di convegni sul tema ed una mostra che documenti, attraverso materiale storico, disegni, ricostruzioni tridimensionali, questo recente ed affascinante studio”.
I segreti che il campanile custodisce al suo interno, con la straordinaria scala elicoidale, sono stati oggetto di recenti studi e rilievi che ne hanno messo in evidenza la geniale particolarità, certamente frutto di una mente non comune. Proprio considerando le frequentazioni versiliesi di Michelangelo ed alcune singolari corrispondenze, tra le quali il forte richiamo alla colonna Traiana di Roma, si è giunti ad ipotizzare un coinvolgimento dello stesso Buonarroti nella progettazione del campanile, da sempre attribuito al suo collaboratore Donato Benti. Michelangelo era molto presente in Versilia, per l’acquisto dei marmi destinati alla facciata di San Lorenzo.
Il cinquecentesco campanile del Duomo di Pietrasanta, parallelepipedo di solido laterizio alto oltre 36 metri, svela due segreti più che sorprendenti. Il primo: la canna interna, di forma insolitamente cilindrica, ha le stesse misure della colonna Traiana che a Roma torreggia sui Fori Imperiali. Il secondo: con ogni probabilità si tratta di un progetto di Michelangelo, tanto pazzo quanto geniale, ideato con il preciso scopo di produrre, grazie alle campane, una stupefacente colonna sonora, il suono autentico di un’antica ed epica colonna di marmo. Di questa ipotesi affascinante, fin qui sconosciuta alla storia dell’arte, è convinto, non senza fondamenti, Gabriele Morolli, ordinario di Storia dell’Architettura all’Università di Firenze e specialista di Michelangelo, che nella mostra sul VII centenario del Cotto dell’Impruneta anticipa con una serie di pannelli rivelatori i risultati di una recentissima ricerca sul campanile condotta da un gruppo di studiosi in previsione di un’importante esposizione che Pietrasanta dedicherà a Michelangelo nel 2010. L’inedita struttura interna del campanile, spiega il professore, è scavata da una grandiosa scala a chiocciola autoportante, sempre in mattoni, che sale alla cella campanaria con tre avvitamenti e un centinaio di gradini. Commissionato dalla Collegiata di S. Martino, l’edificio fu realizzato intorno al 1520 da Donato Benti, un collaboratore di Michelangelo. Il quale, tra il 1516 e il 1520, aveva soggiornato a lungo a Pietrasanta per seguire il nuovo bacino marmifero locale su incarico di Leone X (figlio di Lorenzo il Magnifico). Quel papa mediceo aveva infatti acquisito la Versilia allo Stato Fiorentino per affrancarsi dal monopolio straniero delle millenarie cave di Carrara, in vista di opere ciclopiche e costose quali la nuova basilica di S. Pietro a Roma e, a Firenze, la facciata marmorea della chiesa di S. Lorenzo, progetto affidato al Buonarroti e mai realizzato.
Il campanile, ricorda Morolli, ha base quadrata (8 metri di lato) e sale in quota con le facciate leggermente inclinate all’indietro e rigate da aggetti e rientranze dei mattoni destinati ad accogliere il rivestimento in lastre di marmo, idea poi inattuata. La sorpresa è tutta nelle misure della canna interna, anch’essa rastremata. I rilievi di Enrico Venturini, collaboratore di Morolli, non mentono: stessa base, altezza e dimensioni della colonna Traiana a partire dal modulo-diametro (18 palmi romani, circa 4 metri) scelto da Apollodoro di Damasco per tramandare nel marmo le imprese dell’imperatore Traiano con il primo monumento coclide della storia (all’esterno rilievi a spirale continua, all’interno, fino in vetta, una scala a chiocciola). Anche il computer conferma l’ipotesi che il nucleo poetico dell’invenzione della vite di Pietrasanta altro non fosse che l’idea di riprodurre fedelmente, ma in inquietante negativo, le forme della colonna Traiana. E’ un’invenzione architettonica di straordinaria complessità geometrica e geniale sapienza tecnologico-costruttiva, aspetti uniti a un ardito riuso delle forme dell’arte edificatoria romana. Aggiunge Morolli: “Difficile attribuire un capolavoro del genere al modesto Benti. Più facile immaginare il genio divino e capriccioso di Michelangelo che, per gioco o sfida, ha usato quel suo collaboratore per realizzare un manufatto capace di ricreare l’armonia della celebre colonna non attraverso forme visibili, percepibili dall’occhio, ma tramite la propagazione e l’amplificazione del suono delle campane: una grandiosa, cava, eterea colonna sonora”. Che fosse magari un esperimento? E’ una delle ipotesi del professore. Forse Michelangelo pensava di applicare l’idea a progetti più emblematici (appunto S. Pietro Vaticano o il fiorentino S. Lorenzo). Tema peraltro appassionante la scala coclearia, che in quell’inizio di Cinquecento stava coinvolgendo i massimi architetti: da Bramante (la scala a vite nel Cortile del Belvedere in Vaticano) a Leonardo (lo scalone a chiocciola al centro del Castello di Chambord), ad Antonio da Sangallo il Giovane, con la doppia rampa del Pozzo di S. Patrizio a Orvieto.

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